FMI: Italia a rischio recessione

FMI: Italia a rischio recessione

FMI: Italia a rischio recessione

di 14 Luglio 2016 0 commenti

Il Fondo monetario internazionale ha rivisto al ribasso le stime sul Pil dell’Italia dopo la Brexit e l’uscita del Regno Unito dall’Europa. Prevista una crescita inferiore all’1 per cento per il paese nel 2016 rispetto al +1,1 per cento annunciato lo scorso mese di maggio dallo stesso organismo di Washington. Torna l’incubo recessione.

Allarme Brexit

Il Fondo monetario internazionale rivede dunque al ribasso le previsioni sulla crescita dell’economia italiana dopo il voto sulla Brexit dello scorso 23 giugno.

Le stime sul Pil sono state tagliate al di sotto dell’1 per cento per quest’anno e all’1 per cento nel 2017.

È quanto emerso dal rapporto sul nostro paese redatto dall’organismo interazionale di Washington. Una inversione del trend rispetto ai dati di fine maggio che prevedevano un incremento del prodotto interno dell’1,1 per cento nel 2016 e del 1,25 per cento il prossimo anno.

Ricordiamo che anche Confindustria ha tagliato ancor di più le stime per l’Italia, con una crescita attesa dello 0,8 per cento per il 2016 e dello 0,6 per cento per il 2017.

Per quanto riguarda il debito pubblico, l’organismo internazionale ha sottolineato che rappresenta per l’Italia un elemento di ulteriore vulnerabilità, atteso in crescita questo anno al 132,9 per cento del prodotto interno lordo, a fronte di un dato del 132,7 per cento registrato nel 2015.

Una discesa per il debito dunque rinviata al 2017 quando si prevede un ribasso al 132,1 per cento. Il debito pubblico italiano ricordiamo che attualmente è il più alto dell’Eurozona dopo quello della Grecia.

Il rapporto deficit/Pil è invece atteso per quest’anno al 2,4 per cento e all’1,9 per cento nel 2017.

Il Fmi sottolinea che l’economia italiana tornerà a livelli prima della crisi (2008) soltanto a partire dal 2025. “Due decenni perduti”: ecco come sono stati definiti dal Fondo guidato da Christine Lagarde.

Sofferenze banche italiane

Il Fondo monetario internazionale invita inoltre il governo a predisporre un intervento rapido sulle sofferenze delle banche italiane.

La scarsa qualità degli asset contenuti nei bilanci degli istituti di credito potrebbe rappresentare una seria problematica, con ripercussioni anche a livello globale, a causa del notevole peso riscontrato nel sistema da parte delle nostre banche.

Gli istituti italiani hanno in bilancio circa 360 miliardi di euro di crediti deteriorati, con un valore di azioni crollate di circa la metà nel 2016, anche a seguito della forte volatilità sui mercati finanziari registrata dopo la Brexit, moltiplicando in tal modo i rischi per l’economia del paese.

Il FMI si auspica un intervento risolutivo sulla qualità degli asset degli istituti di credito italiani, per evitare che la attuale debolezza delle stesse banche si trasformi in una potenziale minaccia per l’intero sistema creditizio.

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