L’Unione Europea ha deciso di percorrere la strada della flessibilità

L’Unione Europea ha deciso di percorrere la strada della flessibilità

di 1 Agosto 2016 0 commenti

A seguito della Brexit, un’aria pesante tira nell’Unione Europea. Proprio pochi giorni fa, infatti, a Bruxelles si è deciso di non punire Spagna e Portogallo, nonostante gli impegni di bilancio nel biennio 2013-2015, non siano stati rispettati. Sarà forse perché i dubbi che i cittadini hanno sull’Unione Europea, avranno fatto preferire di scegliere una linea più morbida?

L’Ue, dunque, ha scelto di essere più flessibile, e lo ha fatto per via di una situazione economica eccezionale, tenendo, anche, in considerazione, il grande sforzo, condotto dai due paesi, per ridurre l’indebitamento grazie all’avvio di riforme importanti. Ciò nonostante, li mette sotto ad una più attenta osservazione, imponendo che il Portogallo dovrà riuscire a portare il deficit pubblico almeno sotto al 3% entro la fine dell’anno, mentre la Spagna, entro e non oltre il 2018. Dunque una dilatazione dei tempi non indifferente che Bruxelles ha concesso ai due paesi al fine di rientrare nei patti.

A questa decisione, non si è fatto attendere il commento di Pierre Moscovici, il commissario agli Affari economici e finanziari, che, sottolineando come il patto di stabilità, che regola il funzionamento dei bilanci pubblici, si efficace, ha motivato così la scelta: “Il deficit dell’Eurozona è sceso dal 6% del Pil nel 2011 al 2% nel 2016, e nel 2017 calerà ancora all’1%, forse anche di meno. Le sanzioni non avrebbero permesso di correggere il passato e un approccio punitivo non sarebbe stato la strada migliore nel momento in cui i popoli dubitano dell’Europa”.

Ad una prima analisi, sembra che l’intenzione di Bruxelles sia quella di sfruttare l’effetto leva dovuto al parziale congelamento dei fondi Ue, così da forzare, di conseguenza, i governi di Spagna e Portogallo nell’accelerare l’azione di riduzione del debito pubblico. A dimostrazione di ciò, è, infatti, stato stabilito che per effettuare delle modifiche dei fondi Ue, Spagna e Portogallo, dovranno dimostrare di poter rispettare pienamente il patto di stabilità, anche durante la fase di elaborazione del bilancio 2017, cosa che dovrebbe avvenire ad autunno.

Se così non fosse, la probabile multa, prevista dall’Ue, a cui saranno sottoposti potrebbe arrivare allo 0,2% del pil, che sarebbero 2,1 miliardi per la Spagna e 200 milioni per il Portogallo, anche se non è da trascurare la possibilità che questo venga ridotto in base a delle circostanze economiche eccezionali o in seguito a una richiesta argomentata degli Stati.

Le condizioni firmate dalla Spagna sono quelle di dover porre fine alla situazione di deficit eccessivo entro e non oltre il 2018. Mentre, quest’anno dovrà essere in grado di portare il deficit-pil dal 5,1% del 2015 al 4,6% quest’anno, al 3,1% nel 2017 e al 2,2% nel 2018. Invece, per quanto concerne il caso del Portogallo, questo dovrà ridurre il proprio deficit/pil dal 4,4% del 2015 al 2,5% quest’anno, un obiettivo che, tuttavia, non comprende l’impatto diretto degli effetti del potenziale sostegno del sistema bancario. Lisbona, per mantenere l’impegno, dovrà essere in grado di adottare misure di consolidamento pari allo 0,25% del pil entro il 2016.

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