Starbucks delude un po’ gli investitori: il prodotto piace solo negli States?

Starbucks delude un po’ gli investitori: il prodotto piace solo negli States?

Starbucks delude un po’ gli investitori: il prodotto piace solo negli States?

di 28 Gennaio 2016 0 commenti

Forse qualche domanda Starbucks doveva porsela, perché il suo caffè, iconico e adorato negli States, sembra non aver sfondato nel mercato asiatico e in quello europeo. Il risultato è un 2015 che si è chiuso con risultati ben al di sotto delle attese , che si propongono come i frutti di una crescita decisamente debole in Cina e in molti Stati del vecchio continente. Positiva invece la presenza del colosso delle caffetterie negli Stati Uniti, nello stato del Canada e in Brasile e Puerto Rico, dove Starbucks vanta 23mila bar e una presenza totale di 14.800 punti vendita.

I ricavi inferiori alle aspettative hanno quindi fatto crollare le azioni Starbucks, per colpe legate alla bassa espansione in Cina e in Europa. Nel corso del 2015 Starbucks ha dovuto inoltre fare fronte ad una concorrenza a dir poco disarmante, proposta dal competitor McDonalds. Accanto ai classici hamburger, McDonalds ha infatti lanciato una conveniente formula colazione, che ha rubato tanti clienti a Starbucks. L’azienda ha quindi dovuto correre ai ripari, e affiancare alle classiche proposte di caffetteria delle soluzioni di colazione combinata e perfino inserire le bevande alcoliche nel suo listino di offerte.

grafico-azioni-starbuck-2016

Le somme sono state tirate soprattutto nel periodo di Natale, quando Starbucks ha registrato un aumento significativo dell’8% nelle sue catene statunitensi ma una bassa, anzi pessima risposta da parte dei punti vendita dislocati in Asia e nel vecchio continente. Si tratta di un piccolo +6% registrato in Europa, che ha deluso gli investitori perché, a conti fatti, il fatturato del gruppo sarebbe salito di un misero +1% in termini globali. Si tratterebbe di un risultato irrisorio a fronte delle previsioni, ovvero ben lungi dalle rosee aspettative di guadagno che erano state previste al momento del piano di espansione europeo ed asiatico.

La prospettiva che interessa i profitti Starbucks nel corso dell’anno si assesta quindi a 1,84-1,86 dollari ad azione, ovvero molto meno di quanto gli esperti di Wall Street si attendevano alla conclusione del 2015 e all’apertura nell’anno in corso. 23 caffetterie in tutto il mondo di cui 7mila dislocate nel territorio americano sono una forza che, a conti fatti, non ha permesso a Starbucks di dare il via ad un’espansione europea e asiatica con i fiocchi. La ragione va forse ricercata sulla base di questi investimenti, ovvero sulla qualità e sulla tipologia del prodotto, che sembra non piacere ai cinesi e neanche agli europei, o almeno non farli impazzire come avevano stimato le previsioni all’inizio dell’avventura di Starbucks nei due continenti.

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